giovedì 13 aprile 2017

Good night

La scena si ripete uguale, ogni mese. Dovete metterla giu' e lasciare che si addormenti da sola. Non prendetela in braccio mai per nessun motivo. Se si sveglia durante la notte dovete accorrere e farle sentire la vostra presenza, confortarla, ma soprattutto mai prenderla in braccio. Tutti abbiamo dei micro-risvegli, sara' capitato anche a lei, si sveglia nel cuore della notte, si guarda intorno qualche secondo, capisce dov'e' e si riaddormenta. Lo stesso per i bambini, ok? Sono sessanta euro grazie.

Ora. Io non credo di essere stupida. Questa serie di istruzioni l'ho mandata a memoria fin da quando la prima volta mi bevevo le sue parole, gli occhi fiduciosi e la sensazione che un nuovo mondo mi si sarebbe aperto davanti quella sera stessa.

Non sono neanche di cuore troppo tenero, soprattutto quando si tratta dindifendere le mie ore di sonno fra le due e le quattro del mattino. So lasciare piangere per qualche minuto, un quarto d'ora. Anche mezz'ora.

Ma mi sono dovuta arrendere all'evidenza, con la delusione di chi scopre che il proprio pusher vende roba avariata. 

Sta storiella non funziona. Almeno, non con tutti. ( Se funzionasse tra l'altro non esisterebbe piu' un solo genitore insonne sulla faccia della terra).

La realta' e' che decidono loro. Ci sono notti lisce e notti no. Molte di piu' le seconde, nella mia esperienza. Notti che la lasci piangere ed effettivamente dopo poco si riaddormenta da sola, e notti che compete per il record mondiale di durata di pianto.

Ci sono bambini che dormono e altri no. Altri cosi' cosi'. 

Tra l'altro, lasciarla piangere non vuol dire solo doverla ascoltare piangere ( in nome di un bene superiore e a lungo termine si puo' anche fare). Perche' lei non si limita a piangere. Si lancia da un lato all'altro del lettino, sbattendo la testa contro le sbarre dopo aver strappato i paracolpi. Si alza in piedi e cade violentemente all'indietro. Morde rabbiosamente la cerniera del sacco-notte.

Invalidando le pazienti e, se vogliamo, banali (oltre che immotivatamente costose) istruzioni del pediatra.

Insomma, siamo in quell'area che sta fra il dire e il fare e fra la teoria e la pratica. Qualcuno la chiama anche essere umano.


lunedì 10 aprile 2017

E' successo pure a me

Avevo detto che non sarebbe successo, a me.

Che non avrei corso tutto il giorno come un criceto nella ruota. Che non avrei saltato la pausa pranzo per non sentirmi in colpa di lasciare l'ufficio alle cinque. Che non mi sarei - appunto - sentita in colpa di lasciare l'ufficio alle cinque per poi passare le successive tre ore a controllare ansiosamente il telefono inviando mail a destra e a manca e ringraziando il cielo per lo smartphone. Che non mi sarei - di contro - sentita in  colpa perche' il tempo che  passo con la piccina mi pare sempre troppo poco, ma quando arriva il weekend mi sembra improvvisamente troppo faticoso, incredibilmente faticoso, insostenibilmente faticoso.

Soprattutto perche' non c'e' un intervallo, non c'e' una pausa, un momento per me. Un momento per guardare fuori dalla finestra e deprimermi o autocommiserarmi o autocompiacermi o semplicemente far andare i neuroni fuori dalla ruota della praticita' quotidiana.

Fino a che la nanetta crolla verso le otto di sera. E allora aspettare ansiosamente, nevroticamente, le otto di sera, tutto il giorno. E poi quando le otto arrivano, mangiare un boccone riscaldato e crollare dal sonno lasciando tutti i piatti da lavare, i vestiti sparsi per la casa e i giocattoli sul pavimento. Che verso l'una inizia la movida. Sempre. Immancabilmente. Fino all'alba.

Ecco e' successo. E' successo e mi viene da ridere.


giovedì 2 marzo 2017

Imminent change

E così ci prepariamo ad affrontare un altro cambiamento grosso. La settimana prossima ricomincio a lavorare. Dopo ben otto mesi di stop.

Otto mesi che tutto sommato sono volati, in una frenetica routine baby-casalinga in cui non c'è mai stato un giorno uguale all'altro. Otto mesi in cui ho conosciuto la fatica fisica e ho scoperto che ok, a non dormire otto ore per notte non si sta benissimo ma nemmeno si muore il giorno dopo.

Non so cosa mi aspetta. So che le cose non saranno proprio uguali a prima. Che avrò sempre un occhio sul telefonino in caso di emergenze e l'altro occhio all'orologio per essere certa di poter correre fuori alle cinque, cinque e un quarto massimo. Che dovrò svegliarmi molto prima.

Che però alla fine della giornata, rincasando, le ore avranno tutto un altro spessore.

giovedì 23 febbraio 2017

Febbraio

Sto giochicchiando col colore del blog ma non è che abbia molta importanza, in effetti.
In questi giorni c'è un cielo di ghisa ed è umido che i panni non asciugano mai più.
E niente, non è che febbraio sia il mio mese preferito.

giovedì 16 febbraio 2017

Potere agli addominali

Ogni dubbio sulla presunta condizione di svantaggio dettata dall'avere un apparato riproduttivo femminile è stato definitvamente spazzato stamattina. Quando, in notevole ritardo rispetto ai dettami medici, mi sono avviata a passo incerto verso il mio primo corso di "kinesiterapia post-natale".
Cambio pannolino, ora potete anche voi
Bozar, 2017

Una ginnastica che promette di rimetterti in sesto dopo il parto, insomma.

Al mio arrivo, un gruppuscolo di mammine in fuseax e pantaloni della tuta stava sistemando il rispettivo bebè nei seggiolini della cucina, dove una coraggiosissima babysitter si sarebbe presa cura di loro mentre le mamme facevano stretching del gluteo.

domenica 5 febbraio 2017

Quello che conta

Come gia' dicevo, volano i giorni e si assottiglia mostruosamente il tempo per me. Il tempo cioe' dedicato a sentirmi un essere umano. A coltivare la mia crescita interiore.

Quando la quotidianita' diventa un turbinio di sveglie, pappe, pannolini da cambiare, vestitini da lavare, amichetti da incontrare...ecco che si riflette sempre piu' su cio' che e' essenziale fare nel proprio tempo libero. Fosse anche mezz'ora.

E viene fuori da solo un elenco di cose che poi rispecchiano fedelmente le priorita' della vita di ognuno. Perche', come in questa riflessione che condivido, la frase 'non ho tempo' e' il 90% delle volte una bieca scusa per rimandare qualcosa che non ci va davvero di fare.